La mia esperienza con la partita iva

In molti mi hanno chiesto io come ho fatto: se ho aperto partita iva, se guadagno, se non guadagno…

In merito a questo articolo, dove cerco di dare dei consigli su come farsi conoscere una volta aperta la partita iva, faccio un passo indietro e racconto della mia decisione e piccole cose tecniche che, vi segnalo, riguardano la mia esperienza e solo la mia. Credo infatti che da regione a regione ci siano più o meno agevolazioni, quindi non prendete per oro colato quello che ho fatto io ma rivolgetevi ad un buon commercialista!

Io dopo aver frequentato il corso di webdesign nel 2003 ho cominciato a fare qualche lavoretto saltuario, con i primi clientelli, ai quali facevo la solita ricevuta con ritenuta d’acconto, che chiunque può emettere per un compenso ricevuto a qualsiasi titolo (tranne le donazioni ovviamente).

Quindi una piccola ricevuta con i nostri dati anagrafici, indirizzo e codice fiscale, e poi:

imponibile (meno) ritenuta d’acconto del 20% (uguale) totale netto da noi ricevuto.

Il cliente o datore di lavoro si impegna a versare allo stato quel 20% e a comunicarcelo a fine anno.

Poi nel 2004 ho fatto un paio di grandi progetti per un’altra società, anche qui nuove ricevute, finchè nel 2005, vedendo aumentare le possibilità di lavoro e i clienti diretti, mi sono decisa a fare il salto. Per fortuna per i primi due anni ho avuto un’amica che ha lavorato per un commercialista e mi ha fatto il piacere di tenermi i conti aggratiss!! Ora non può più farlo perchè ha cambiato lavoro (non l’hanno licenziata per colpa mia, giuro!! è lei che se n’è andata ^^)

Ma ora ho un nuovo commercialista molto bravo ed economico e l’ho trovato sull’albo dei commercialisti di Milano, neanche sulle pagine gialle (di cui diffido, chiunque potrebbe dire di essere commercialista, così come medico etc). Presupponete che le cifre che girano per pagare un commercialista, da parte di un libero professionista sono di almeno 1.000 euro netti l’anno, ma io risparmio un po’ e pago pure in due comode rate, evviva!

Insomma: aprire partita iva non costa niente. L’iscrizione all’Agenzia delle Entrate (o Ufficio Iva) per ottenere il numero di partita iva non costa nulla, lo fa il commercialista via web oramai, è tutto telematizzato. Idem per l’iscrizione all’Inps (la cosiddetta gestione separata Inps). Il solo nostro compito sarà quello di inviare due raccomandate rispettivamente al Ufficio Iva e all’Ufficio Inps di nostra competenza.

All’inizio il commercialista vi chiederà che tipo di attività svolgete, per inquadrarlo correttamente fiscalmente all’Ufficio Iva tramite un codice attività e per agire di conseguenza in merito ad agevolazioni e quant’altro. Io personalmente sono inquadrata come “Studi di promozione pubblicitaria” visto che faccio sia grafica pubblicitaria che siti internet (che alla fine sono pubblicità).

Agevolazioni per le nuove “imprese”: il regime fiscale semplificato

Non so se il tipo di agevolazione della quale ho usufruito per questi primi tre anni riguarda l’attività in generale o le nuove imprese, credo sia per le seconde, e non sono sicura sia valido su tutto il territorio italiano o se sia un’agevolazione della Regione Lombardia. Fatto sta che se si prevede, in ognuno dei primi 3 anni di attività, di non superare i 30.000 euro (credo lordi) allora ci sono importanti agevolazioni fiscali, fra le quali principalmente il non dover pagare la ritenuta d’acconto (quindi non doversela far versare dai clienti o datori di lavoro).

Quindi in sostanza la vostra fattura sarà:

imponibile (più) rivalsa inps 4% per i liberi professionisti (uguale) imponibile iva (più) 20% iva sull’imponibile (uguale) totale a nostro favore

Dal terzo anno in poi o comunque al raggiungimento dei 30.000 euro la fattura dovrà contenere anche la ritenuta d’acconto.

Io sono arrivata fin qui, nel senso che dal 2008 dovrei cominciare con il regime normale (quello precedentemente descritto si chiama regime fiscale agevolato o semplificato)

Versamenti iva

Poi personalmente ho scelto di versare l’iva annualmente, ma si può scegliere di versarla anche trimestralmente o mensilmente, pertanto finito l’anno solare ho dovuto versare l’iva percepita sulle fatture (meno) l’iva sugli acquisti effettuati inerenti l’attività (computer, cancelleria e quant’altro). Se avessi avuto un cellulare a contratto e non ricaricabile avrei potuto scaricare parzialmente anche le spese relative dalle tasse annuali, idem per la benzina dell’auto se fosse stata intestata a me (ahimè non lo è).

Irpef

Annualmente il vostro commercialista redigerà il vostro cosiddetto Modello Unico di dichiarazione dei redditi e calcolerà le tasse da pagare.

Inps

Due volte l’anno verserete anche all’Inps la vostra quota, una a consuntivo e una anticipo per l’anno successivo.

Conclusioni

Insomma, come potete vedere il tutto è proporzionale, se non fatturate nulla un anno non vi preoccupate, al massimo dovrete versare l’inps una volta in più come anticipo per l’anno successivo (sperando nel futuro vi tornerà comunque sotto forma di pensione).

Spero di essere stata di aiuto, ma ribadisco, questa è stata la mia personale esperienza, poi ognuno deve NECESSARIAMENTE rivolgersi ad un commercialista che sia anche bravo. Spesso, mi diceva la mia amica, capita che si incappi nelle cosiddette “cartelle pazze”: errorini da nulla, da parte nostra o del sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate, che vi mette in crisi con delle multe. In realtà controllando a 4 mani insieme al commercialista si scoprirà che la maggior parte delle volte sono falsi allarmi ed errorini di trascrizione che non causano multe. Per cui se avete alle spalle un buon commercialista siete avvantaggiati e non rischiate di andare nel panico!

In bocca al lupo!

 

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