Il primo meeting di Italianwebdesign: resoconto by Lauryn

Ciao ragazzi!

Ieri è stata una serata interessantissima e anche divertente! Andiamo per ordine. Al ritrovo eravamo:

Io, mia sorella Helen, Debora, Dimix, Mirko, Nello, Paolo Piccinin e pontederaonline (vero nickname su IWD?).

Ci siamo innanzitutto presentati brevemente, scoprendo che la maggioranza è freelance da almeno 3 anni, per la maggior parte uomini e webdeveloper più che webdesigner, tranne la fortunata (?) eccezione di Debora (Milano, dipendente di webagency) e Nello, di Napoli ma che lavora a Roma, che lavora da 10 anni nel campo ed è dipendente. Inoltre, “Carramba che sorpresa!”, ben 3 persone erano di Pisa (Mirko di acquisizione perchè è di Pescara).

Detto ciò, al suon di proverbio di Paolo : “bisogna avere la faccia come il culo” ( 😀 ) siamo partiti con 4/5 argomenti principali. Tanto per cominciare a sciogliere il ghiaccio e sfogarci un po’ siamo partiti con…

I clienti che non pagano

Cosa comune a quanto pare, ma alla fine bene o male li si fa pagare, anche se a distanza di anni. Per evitare che il cliente si trascini con le modifiche per evitare di pagare, il consiglio  e il metodo di Dimix è quello di farsi pagare per step, con tanto di documento firmato per accettazione del completamento della fase di creazione del progetto. Questo soprattutto per i grandi progetti, in effetti per i piccoli non ne vale la pena, ma se possibile consiglio di farsi pagare un anticipo del 30/40% a inizio lavori, se possibile. E qui sta il bello: molte società infatti chiedono che i pagamenti vengano effettuati a 30/60/90 giorni addirittura, e se capiti con le aziende statali o le associazioni, che magari hanno chiesto finanziamenti allo stato o alla regione, i tempi si allungano anche fino a un anno. pensateci bene se dovete fare un progetto, allungate semmai i tempi ma assicuratevi di avere anche altri lavori “per campare”.

Domanda di Debora: come trovare i clienti quando si è all’inizio?

Tema già trattato su IWD, Paolo suggerisce nuovamente: “bisogna avere la faccia come il culo” e presentarsi alle aziende con dei progetti avviati, magari previsti per aziende concorrenti, e proporli con integrazioni e, insomma, concorrenziali. Questo vale se si è developer e si hanno programmi da offrire.

Per chi fa in prevalenza siti la cosa è diversa, diciamo che si può partire dal sito del panettiere, magari anche pagato pochissimo, basta che all’inizio si faccia “portfolio” e soprattutto lo si pubblichi online! Questo sempre che non lavoriate per un’agenzia che non vi conceda i diritti di pubblicare, ma a quel punto poco conta avere un portfolio ricco se il lavoro ve lo danno loro.

Una cosa importante è iscriversi a community, farsi vedere in giro, “prezzemolinare” come dico io, in modo da rendersi visibili (c’è sempre un link al proprio sito quando si commenta in giro qua e là!) e far parte di community come w3csites.com o liste di webdesigner, css gallery etc.

I contratti con i clienti (domanda di Mirko)

La cosa da evidenziare maggiormente è innanzitutto il copyright: che non gli venisse in mente ai clienti di scopiazzare e usare pezzi dei nostri siti (sia che contengano programmazione che no) !! I nostri infatti, sono a tutti gli effetti prodotti software e come tali vanno tutelati.

Ovviamente evidenziate chiaramente le condizioni economiche e le caratteristiche di base del sito. C’è poi chi, come Paolo Piccinin, developer, che aggiunge un documento dettagliato di tutte le funzioni del sito, come è giusto che sia per i siti dinamici, in modo che poi il cliente non possa creare difficoltà stradafacendo o alla fine, che è peggio!

Diritto al marchio (firma o link nel footer), aggiungo io, e tutela dei dati personali del cliente, nonchè il foro competente in caso di dispute legali.

Debora ha un dubbio: se si possa contemporaneamente lavorare come dipendente e avere partita iva

Paolo non crede che sia illegale, in ogni caso sempre meglio informarsi. Questo perchè Debora ha un po’ paura a fare “il salto” e teme di rimanere senza lavoro. La cosa che suggeriamo in coro è, che se si vive con i genitori o si ha da parte un po’ di soldini tipo da mantenersi per almeno un paio di anni, allora vale la pena fare il salto e provarci. E’ quello che ho fatto io, che facevo la ragioniera, e non me ne sono pentita affatto. Meglio fare il salto quando si può che quando magari si è vincolati da affitti, bolli auto e figli da mantenere no?

Infine Nello chiede con che metodi aumentiamo la nostra creatività

Tutti seguono più o meno la stessa linea: navigare per siti e gallery e ispirarsi. Come diceva il mio prof di webdesign, grande fotografo e operatore di cinema (se mi ricordassi il cognome sarebbe favoloso intervistarlo): “Nulla si crea, tutto si copia“. Ovviamente vietato prelevare codice o immagini da siti che ci piacciono, ma proviamo a ricreare di sana pianta l’effetto voluto. Solo così potremo dire che il lavoro fatto è “nostro”, se non palesemente copiato in ogni singola parte.

Personalmente metto insieme effetti grafici che ho visto e che mi piacciono, e che ovviamente non stonino, e creo…

Se c’è qualcosa che ho dimenticato chiedo i partecipanti di integrare qui di seguito nei commenti 😉

Che ne dite, lo rifacciamo presto?

 

lauryn

Web designer dal 2002, mi occupo di content marketing per la società WordSteps SLT LTD di Edimburgo e altri clienti. Vivo a Milano, sposata con una figlia e due cagnoline, e una passione per libri e Scozia.

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