Il mestiere della webdesigner (intervista)

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Ecco di seguito il testo dell’articolo pubblicato su Intimità riguardo il mestiere di webdesigner di cui riporto anche una scansione. Grazie ad Achille Perego per avermi intervistata e Guido Sirtori.

Lo si potrebbe definire l’ingegnere o l’architetto del web. Perchè è il webdesigner che crea e si occupa dell’aspetto grafico e del coinvolgimento emotivo dei siti Internet sia rivolti al mondo delle imprese sia a quello dei consumatori. Ma come si può iniziare e quante possibilità di lavoro ci sono per
questa nuova professione? Scopriamolo insieme.

L’abc della web designer.

Un po’ esperta di pubblicità e di marketing e un po’ di informatica e di grafica, la web designer, professione che si è sviluppata in questi ultimi dieci anni, è una delle principali figure che operano nel mondo online. E’ lei, infatti, che sia come dipendente di un’azienda o di una webagency oppure come libera professionista, è responsabile del progetto di un sito, occupandosi sia della parte grafica-ideativa, sia della realizzazione tecnica. Una webdesigner in pratica progetta i siti web dalle fondamenta.
Decide che piattaforme usare, la struttura di navigazione e grafica, segue gli standard di creazione delle pagine. Inoltre, anche se non programma applicazioni web (per questo ci sono i web developer) si trova spesso a doverle modellare in base alle richieste del cliente. Perché oltre a coniugare design e
navigazione, deve dare una risposta all’esigenza di comunicazione di chi apre il sito valorizzandone il marchio e sfruttando i punti di forza con le regole della pubblicità e del marketing. Così la web designer, da sola o all’internodi un team di lavoro, realizza siti che siano accattivanti dal punto di vistagrafico, semplici da navigare e compatibili con le esigenze di chi lo ha apertoe dei suoi visitatori.

Dove e come lavora.

Per fare la web designer può bastare, racconta Laura Gargiulo, anche uno spazio presso la propria casa. Come ha fatto lei. Trentatre
anni, Laura oggi lavora a Milano come webdesigner, insieme con la sorella Elena (26enne), da libera professionista con partita Iva dopo esperienze e stage in aziende e webagency, insegna web design alla Nuova Accademia delle Belle Arti e ha creato, per tutte coloro che vogliono seguire le sue orme, uno dei blog più visitati www.italianwebdesign.it. L’investimento per cominciare è abbastanza contenuto, spiega Laura: bastano un Pc o un Mac e una scrivania. Due o tre libri specializzati (spesa massima un centinaio di euro) e qualche altro di
approfondimento dopo aver preso dimestichezza con gli strumenti. Ovviamente, servono anche i programmi per il computer che si trovano open source online (quindi con un utilizzo libero) a cui aggiungere, con i primi guadagni, Photoshop e Dreamweaver. Il consiglio è navigare molto in Internet per aggiornarsi, confrontarsi con altri webdesigner professionisti nei blog (“Io leggo molto Edit di html e webdesigner wall, sottolinea Laura) e abbonarsi ai feed (le unità d’informazione) dei siti che hanno saputo dare le risposte migliori.

La formazione.

Purtroppo, racconta sempre Laura, non esiste una formazione standard in Italia che permetta di diventare webdesigner e neppure un Albo
professionale. Ci sono invece alcune associazioni a cui far riferimento come l’International Webmasters Association (www.iwa.it) che tutela le professionalitàdi chi lavora in Rete. «Io sono ragioniere programmatore – racconta Laura – e sono stata fortunata a poter frequentare un corso finanziato dalla Regione Lombardia che mi ha dato un’infarinatura generale su tutto: grafica digitale, xhtml, progettazione, webmarketing, che sommata al background di programmazione ha fatto il resto, ma gran parte la si fa da autodidatta o grazie all’esperienza  diretta tramite gli stage». Per chi vuole cominciare può essereutile frequentare un istituto tecnico dove imparare informatica, grafica,fotografia, comunicazione digitale e multimediale, visual marketing e programmazione. Materie che, anche dopo un Liceo, possono essere seguite in corsi universitari. Meglio però sarebbe una scuola più indirizzata alla professione, peccato che ne esistano poche come l’istituto tecnico superiore Itsos Albe Steiner di Milano.  Navigando nei blog dei webdesigner puoi informati sulle opportunità di studio e anche sui molti corsi privati di enti, scuole e associazioni o pubblici, finanziati dalle Regioni. «Il mio consiglio – aggiunge la webdesigner – è non frequentare corsi che durino meno di 600-800 ore comprensive di un minimo di stage presso webagency riconosciute». State in guardia anche da chi vi chiede anche mille euro per poche decine di ore di insegnamento oppure propone programmi superati parlando magari di frames, costruzione di layout tramite le tabelle e non invece di Css, w3c, usabilità, progettazione e webmarketing.

Doti e guadagni.

Se all’inizio era una professione molto maschile, oggi sono sempre di più le donne che diventano webdesigner e il mercato (come l’offerta
di lavoro) è in crescita. Oltre a un po’ di passione per tutto ciò che riguarda Internet, per svolgere questo lavoro, conclude Laura, servono una buona dose di creatività, preparazione tecnica e la capacità di dialogare con i clienti. E’ una professione che si può iniziare a qualsiasi età e ha il vantaggio di poter essere svolta da casa, ma bisogna aggiornarsi continuamente. I guadagni? Come dipendenti si ha un contratto impiegatizio, partendo da circa mille euro al mese, mentre come libere professioniste si viene pagate a fattura e i guadagni dipendono dal numero e dall’importanza dei clienti, dalla capacità di farsi conoscere anche online e dalla propria professionalità sapendo che dopo
webdesigner junior si diventa webdesigner senior e si possono ricoprire ruoli di responsabilità come art director e project manager.

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