Crisi d'identità del webdesigner: riflessioni di Maurizio Boscarol

Ciao ragazzi! Scusate il ritardo ma mi sono presa un week end di riposo da tutto, lontano dal pc (e la mia perenne tendinite non può che averne giovato!).

Vi riporto di seguito l’intervento di Maurizio Boscarol che su mio invito ha risposto alle mie domande suggerite dal precedente post sull’argomento, e che secondo me apre nuovi spunti e riflessioni sul nostro mondo e sul nostro modo di operare e di farci pubblicità. Riassumendo con mie parole e mie considerazioni: essendo liberi professionisti dovremmo essere in grado di autopromuoverci, altrimenti non dobbiamo lamentarci e cercare un lavoro “dipendente” o da co.co.co. senza lamentarci troppo…

Ma sentiamo cosa dice Maurizio:

Lauryn : […] vediamo, appurato dal commento di Sofia Postai, che un webdesigner è da considerarsi a tutti gli effetti come un architetto, come possiamo fare per ottenere un riconoscimento “ufficiale” che agli occhi del cliente ci dia credito (sia qualitativo sia economico?). Mi parlava Roberto Scano di un progetto in tal senso, a livello europeo: http://www.skillprofiles.eu/
Perchè non istituire qualcosa di ufficiale che rilascia un “certificato” visto che in italia non esistono ancora abbastanza scuole etc?
Il soldo penso poi si regoli di conseguenza…
facci sapere, ci teniamo!

Maurizio : Eh, ma qui tocchiamo un tasto dolente, che in breve è questo: io sono totalmente contrario a ogni tipo di ordine! Più o meno mascherato. Non sono nemmeno iscritto a quello degli psicologi anche se ne avrei titolo.

Il problema è che questo tipo di riconoscimenti sono il più delle volte nient’altro che l’ennesima complicazione burocratica fatta per mantenere i vertici di una piramide (coloro che gestiscono l’ordine…) a spese della massa dei lavoratori del settore, e non garantiscono nulla. Hai forse qualche garanzia della bravura di un medico solo per il fatto che è obbligato a iscriversi all’ordine dei medici? E come scegli un avvocato, se tutti sono per forza iscritti ai medici?

Il wd è un mestiere senza filtri d’accesso, e questo è sia un bene che un male. Un bene, perché chiunque può, se ne ha il talento, entrarvi. Un male perché anche il cugino di mio cugino può competere con me, anche se ha fatto solo il volantino della parrocchia.

Ma il problema è che non dovremmo avere paura della competizione! La competizione è sana, e c’è un unico modo per farsi apprezzare: fare lavori migliori degli altri. Oh, è banale, ma è così. Tu infatti hai creato italianwebdesign, ed è un ottimo modo per farti notare. Altri usano altre inziative. Differenziarsi, trovare una nicchia, questo è il modo.

Io non ho la sensazione che coloro che si battano per forme più o meno larvate di “ordine professionale”, che lo si chiami profilo o webprofession, non stiano facendo altro che questo: trovarsi una loro nicchia (gestire l’ordine professionale). Ma questo non ci dice nulla della bontà dei loro lavori, nè di quella dei loro soci.

In un mercato maturo, la qualità alla fine viene premiata, ordine o non ordine. Il problema del web è che fino a un paio d’anni fa non era maturo. Ora le cose stanno un po’ cambiando. Poi, certo, dipende da quale livello economico uno vuole raggiungere. Ma 30.000 euro netti all’anno (limite attorno al quale mi pare girino i commenti) è ottimo in Italia. Un operaio alla thyssenkrupp prende 860 euro, un’insegnante (che forma la classe dirigente di domani) 1.200 scarsi. 30.000 euro vuol dire 2.500 al mese. Mi sembra congruo per un lavoro che ha molti vantaggi.

C’è oggi un articolo di Michele Salvati sul Corriere, che dimostra che in Italia i salari dei giovani sono il 30% in meno di quelli di Francia e Germania. Ma le differenze si riducono con l’età: attorno ai 50 anni, i nostri salari sono in linea con quelli europei. Dunque, in Italia viene premiato poco il merito e molto l’anzianità. Voi, se siete attorno ai 30 anni, risentite di questo (io anche, sono a 38…). Ma la soluzione per cambiare questo stato di cose non è creare l’ordine, ma premiare il merito. Non ho mai sentito che gli ordini premiassero il merito, infatti all’estero non ci sono o non nella forma italiana.

Cosa diversa è avere un’associazione di categoria: questa serve per intessere rapporti con la politica. Per fare lobby. Ma anche questa, ti dirò, ha poco a che vedere con il merito (ha un suo senso, ma non ha a che vedere con il merito).

Come vedi, il discorso è lungo e complesso. Ma abbiamo una soluzione: aprire uno strip-bar in centro, per operai e webdesigner frustrati, stanchi di gingillarsi con il mouse o di alternarsi agli altoforni. Io ci sto pensando. Mia madre penserebbe che finalmente faccio un lavoro serio. Che dici, sei della partita? 🙂

Ciao

MB

lauryn

Web designer dal 2002, mi occupo di content marketing per la società WordSteps SLT LTD di Edimburgo e altri clienti. Vivo a Milano, sposata con una figlia e due cagnoline, e una passione per libri e Scozia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: