giu 22
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Ciao, la mia storia non ha niente di particolare, niente di tragico o grave, ma forse può piacere nella sua linearità e semplicità.

mybabyBeh, vengo da madre che mi ha allattata solo per 15gg perché piangevo e l’avevano convinta che non avesse latte a sufficienza, in più non ho mai avuto questo gran seno, ho sempre portato una prima, anzi, mai portato il reggiseno…però…però ho una ginecologa che è favolosa, che mi ha spiegato come funzionava il seno in gravidanza, che avrei potuto cominciare a secernere già da allora delle gocce di latte, e così è stato, durante l’estate scorsa, al 6° mese, sporcavo le magliette talvolta dopo la doccia…questo non faceva che darmi forza e sicurezza.
Altro consiglio che ho seguito, poiché lei non era sicura del personale dell’ospedale dove sarei andata a partorire, era di non ascoltare niente e nessuno, e di andare dritta per la mia strada offrendo la tetta e sperando, per questo, anche in una degenza breve in ospedale per non lasciarsi influenzare. Non so come avrei reagito di fronte a dottori o puericultrici favorevoli all’aggiunta, ma anche in questo sono stata fortunata: mi hanno spiegato subito come attaccare correttamente la bimba al seno ed erano disponibili ad aiutarti in caso di difficoltà. Le pediatre difficilmente prescrivevano l’aggiunta, solo in caso di carenze gravi alla nascita e per pochissimi giorni. Per “fortuna” la mia degenza è durata 5 giorni invece dei classici 2, per via dell’ittero e di un po’ di laceramenti da parte mia, e questo non ha fatto altro che rafforzare la mia stima come allattante, condividendo dubbi e difficoltà nei corridoi e le stanze allattamento dell’ospedale con le altre neomamme.
Una volta tornata a casa beh, è stato tutto in discesa grazie a questo inizio, e andavo a ruota libera. Anzi, riuscivo a capire al volo quando la mia piccola voleva mangiare senza arrivare a farla piangere (altra cosa che ho imparato leggendo ed informandomi con dei libri fantastici), così quando lei metteva i pugnetti in bocca, o comunque si avvicinava la “scadenza” delle sue due ore, e cominciava ad infastidirsi, capivo che era ora della poppata. Due ore, sì, non 3, 4, come (non) ti dicono all’inizio…i primi giorni in ospedale poi è normale che poppino di meno, perché dormono tanto per recuperare anche loro le fatiche del parto, poveri bimbi….avevo imparato tutto questo da sola…altro dai libri, come il fatto di proporre entrambi i seni durante la stessa poppata, all’inizio, per favorire la montata lattea, e proseguire invece poi con un seno alla volta per offrire anche il latte più grasso presente a fine poppata senza cambiare seno. Unica difficoltà, qualche ragadina invisibile ogni tanto che mi provocava dolore durante la poppata, ma ho stretto i denti, usato la lanolina, e tutto passava nel giro di qualche giorno. Mai avrei rinunciato per un po’ di bruciore….
Tutto ciò però non esente dalle voci delle persone frequentate, il cui latte era magicamente finito al 3° mese (sistematicamente, per 5 figlie…scatto di crescita mal valutato più uso del ciuccio…) o dei nonni (“ma non vuoi comprarlo un biberon da tenere in casa, ti finisse ill latte, o anche per darle una camomilla….” giammai! “e il ciuccio? come fa ad addormentarsi poverina?” dorme così bene dopo la poppata…!). Insomma, sono arrivata al terzo mese con questa “rincuorante” condanna…al che, durante lo scatto di crescita, complice la stanchezza, mi sono detta: no, cavoli, qua il latte c’è ancora, fin quando proseguirà questa tortura?
ora sono quasi a 7 mesi, lei ha cominciato gli assaggi (niente forzature e pappe…ecco un’altra battaglia che sto vincendo…) e sono contentissima di smentire pediatri, nonne e plurifigliate male informate :)
Fate come me, non cedete alla stanchezza e alle voci, leggete, informatevi e frequentate gruppi di sostegno come quello su facebook, e mal che vada ci sono anche le consulenti al  consultorio…non lasciate niente di intentato. anche se avete cominciato l’aggiunta siete ancora in tempo!!

 

written by Lauryn \\ tags: , ,

feb 16
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Bello bello, mi è piaciuto davvero questo libro, che ho avuto il piacere di leggere in anteprima. Luca è davvero maturato nel modo di scrivere, non che prima non lo fosse, ma ora si fa leggere con una semplicità e una chiarezza che fanno divorare il libro in poco tempo.

La storia è una bella idea, gothic – steam punk la definirei, ambientata in una Londra dell’Ottocento, nei mesi di elezione della Regina Vittoria (e che c’entra, direte voi? C’entra, c’entra…).

Non oso dire altro per non spoilerare la storia, ma vale la pena essere letta. Un misto fra Sherlock Holmes e La bussola d’oro, bello bello davvero, mi ha lasciata contenta :)

Bravo Luca!

written by Lauryn

feb 08
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Ringrazio innanzitutto Diego che ha riposto in me tanta sincera fiducia regalandomi questo suo primo libro che ho trovato molto coinvolgente. Per gli appassionati di fantasy non può mancare un racconto come questo: Hurik, Cavaliere di Drago, ora Generale, si prepara alla battaglia. Parallelamente si susseguono fra i vari capitoli i racconti dei personaggi e del suo percorso di formazione da cavaliere, man mano che incontra questi suoi compagni durante la preparazione alla battaglia. Armi, strategie, magia, sentimenti contrastanti che maturano fino a diventare l’uomo che è ora. Ecco cosa è questo libro, il primo di una trilogia.

Unica pecca forse l’editore, qui lo dico e qui lo nego, ma qualche errore di battitura e una poca differenziazione fra le due linee temporali non fanno giustizia a questo primo libro di Diego, di cui comunque aspettiamo il secondo!

Pertanto, meritatamente, ecco il link dove acquistarlo!!

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written by Lauryn

gen 11
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Finalmente trovo un attimo per scrivere, ma non canto vittoria, potrei dover interrompere e dover riprendere in altro momento. Comunque, ecco il racconto del mio parto, come da rito :)

Erano diversi giorni che avvertivo contrazioni non dolorose, indurimenti della pancia, che mi facevano pensare che si avvicinava il momento. Infatti la mia ginecologa, due settimane prima del parto mi disse che avrei partorito prima perchè avevo il collo dell’utero molto morbido. Fatto sta che invece non è stato così ma ci aveva preso sul fatto che qualcosa si stava avviando. Infatti una settimana prima del parto, ad un primo monitoraggio, ero risultata dilatata di un cm, con contrazioni irregolari ma presenti e un bel battito della bimba. La dottoressa sembrava molto contenta. Due giorni dopo perdo un pezzo di tappo mucoso, e via di contrazioni che si fanno più regolari, a 10 minuti spaccati l’una dall’altra, ma ancora non dolorose e per i dottori “irregolari”. Tanto che di giorno a malapena me ne rendevo conto, ma la notte a letto mi svegliavo dopo le 3 con la paura di dover correre all’ospedale.

Secondo monitoraggio, dilatazione di 2-3 cm, ma sempre come sopra. Le dottoresse mi dicono che al terzo monitoraggio non ci sarei arrivata. E così è stato. Avevo appuntamento il 5 dicembre, ma la notte fra il 3 e il 4 (a 40+4 settimane) avverto che queste contrazioni non dolorose si fanno a volte più ravvicinate, da raggiungere a volte i 5 minuti, ma solo a volte. Per non saper nè leggere nè scrivere però vado comunque al pronto soccorso alle 3, mi monitorano e vedono che in effetti la dilatazione è diventata 3-4 cm, ma ancora non erano le contrazioni giuste. La dottoressa allora alle 6 mi guarda e mi rimanda a casa raccomandandomi di farmi una doccia rilassante, farmi un riposino e aspettare, che di lì a poco sarebbero partite le contrazioni giuste. Meglio un ambiente confortevole e rilassante come casa propria piuttosto che ricoverarmi nel freddo di una stanza di ospedale, oltretutto con a suo dire, alcuni parti un po’ complicati in atto che mi avrebbero solo spaventata (in effetti c’era una diciassettenne in sala parto in pieno panico che mi sono poi ritrovata più tardi e che ha partorito credo quasi in contemporanea con me).

Bene, torno a casa, nervosismo fra i miei e mio marito, i miei rimangono un po’ a sonnecchiare sul divano, io vado a dormire un paio d’orette, poi mi sveglio alle 9 e dico ai miei di andare a casa, quando in effetti però stavano cominciando le contrazioni quelle giuste. Fatto sta che tempo che i miei arrivano a casa e li richiamo per dirgli che andavo all’ospedale. Infatti nel frattempo era trascorsa un’ora di contrazioni da 5 a 5 minuti (matematico il nostro corpo!!) e “dolorosine”. Infatti la prima l’ho scambiata per un voler andare in bagno (e così ho anche svuotato l’intestino, e via un pensiero), dopo qualche dubbio, ho chiamato il ps, ho sentito la mia ginecologa (che pensando ci volessero ancora ore mi suggeriva di starmene ancora a casa), ma niente, voglio tornare al pronto soccorso, e faccio bene a quanto pare: dilatazione di 4cm ma le contrazioni sono regolari e giuste, infatti fanno malino e mi concentro con la respirazione ogni volta che arrivano. Mi mettono sotto monitoraggio e me la chiacchiero con una ragazza che alla 34ma settimana era lì per un controllo perchè “non sentiva” il piccolo, che invece stava benone. Chiacchierare si fa per dire, visto che appunto ogni 5 minuti dovevo interrompermi per respirare ;) Poi faccio per alzarmi dalla sedia del monitoraggio, stiracchiando una gamba e … pof! sento acqua calda nell’assorbente (che avevo messo per via di alcune perdite che si erano avviate nel frattempo). La decisione del ricovero era già stata presa alla visita, per cui è stata solo prassi dire a mio marito di venire con me in sala parto con la valigia. Non potevo crederci, ero in sala parto!

Chiedevo il nome a tutte quelle che venivano, volevo sapere il nome dell’ostetrica che mi avrebbe assistita!! E Mariagrazia arrivò! Questa donna fantastica mi ha aiutata, e devo dire che sono stata anche piuttosto fortunata come velocità di travaglio. E mio marito, un angelo, mi ha assistita in ogni fase spaccandosi anche le spalle per contrastare il mio appendermi al suo collo durante una contrazione (posizione suggerita dall’ostetrica appunto). La voglia di spingere si è fatta avanti, e dopo un leggero freno perchè non ero ben dilatata, ecco il via libera da parte di Mariagrazia. Ho spinto per due ore però, riuscendo solo a far arrivare la testina all’imboccatura della luce. Per fortuna la piccola non era in sofferenza, ma si è ritenuto opportuno effettuare la manovra di Kristeller, e con tre contrazioni taaaac Valentina è nata. Avrei ammazzato la ginecologa che è venuta a farmi la manovra, ma dopo avrei voluto ringraziarla mille volte, chissà se ce l’avrei fatta a tirarla fuori la piccola, mi stavano pure rallentando le contrazioni (infatti mi hanno messo al volo una flebo di ossitocina nell’ultima mezz’ora). Ore 16.14, Valentina è nata, e me l’hanno messa sulla pancia…non ci volevo credere…vedevo la mia pancia vuota, e lei sopra, questo peso che prima non percepivo per via del liquido amniotico, ora si faceva sentire prepotente sul mio ventre. E lei lì con quel suo visino perfetto…amore di mamma…

Ho notato che le hanno lasciato il cordone attaccato per qualche minuto, tagliandoglielo solo dopo un po’, e poi è scomparsa alla mia vista insieme al papà per il bagnetto e le visite di rito. Lì mi sono sentita un po’ persa devo dire…ho spinto fuori la placenta, mi hanno ricucita, per fortuna tutto sotto anestesia locale (era un episiotomia dell’ultim’ora vista la scelta della manovra) e insomma…è andata. Dopo un po’ mi vedo ricomparire mio marito con in braccio questo fagottino…più innamorata di così non potevo essere: i miei due amori! Da lì è cominciata la nostra nuova vita.

Il piano del parto non è servito, poichè l’ospedale San Paolo di Milano già compie scelte vicine alla paziente a quanto ho visto, e ne sono soddisfatta. La sala parto era rilassante, adibita solo a me e mio marito con l’ostetrica, non c’era via vai (se non durante la manovra) e ho potuto rimanere lì sotto controllo fino a sera, ho mangiato e riposato lì finchè non mi hanno riportata in stanza.

Lo rifarei? Certo, non subito, ma per una gioia così tutto si fa :) Unico mio dubbio e paura è che io non sia stata forte abbastanza per spingere a sufficienza e che non ne sia capace una seconda volta…

Ah dimenticavo, oltre ai punti (che però non mi facevano granché male) ho rimediato un bel grappolo di emorroidi in regalo, cosa che mi sono portata dietro (letteralmente) per giorni, ma già dopo 4 giorni sono riuscita ad andare in bagno serenamente. Era il camminare il problema. Ma si sa, mal comune mezzo gaudio, metà del reparto era conciato così XD

E voi? com’è andata?

written by Lauryn

nov 09
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Ho 35 anni e gli scontri generazionali dovrebbero essere terminati…no? Ok no, ma non c’è un argomento con il quale non mi sia scontrata con mia madre durante questa gravidanza. Menomale che è un periodo che dovrebbe essere roseo e rilassato. E in modo ancor più netto e rigido ci siamo scontrate quando l’argomento non rientrava nell’idea che ha mia madre della maternità. O meglio, non è che ci sia scontro, c’è solo un attacco unidirezionale di cui la progenitrice non si accorge, lasciando la futura mamma priva di parole, fiducia, entusiasmo (con il quale spesso partiva la telefonata o l’incontro). Forse l’unico argomento su cui non ci siamo scontrate è stato l’allattamento al seno, perché è un’esperienza che lei non ha vissuto e che credo le sia mancata, ma la aspetto al varco quando a 10 mesi mi dirà che: “allatti ancora? così la vizi!!”. Infatti, nell’ordine ci siamo scontrate su:

  • autosvezzamento (pensi che sia tutto facile? e che fai? non gli dai le pappine? ma poi si soffoca!! - chi ha detto che è facile? di sicuro più facile che stare lì le ore a forzare ed imboccare la pupa)
  • pannolini lavabili (noooo ma poi li devi lavare, con tutte le cose che hai da fare, non ce la fai!!- perchè fare una lavatrice in più ogni due giorni mi distruggerà…)
  • pannolini biodegradabili (costano troppo, non li usa nessuno, e non salverai il mondo usandoli- scherzi, mi faranno un monumento, solo a me!)
  • bidone mangiapannolini u&g (ah sì così poi rimangono lì e puzzano e non li butti mai…-non sai quanto vedo l’ora di sguazzare nella merda…)
  • fascia portabebè (bah…e il passeggino? e poi la puoi portare quando è grande -l’esatto contrario, e poi mica ho detto che il passeggino è il demonio..)
  • fasciatoio/bagnetto e sua disposizione (ma è inutile, è ingombrante…- potrei anche concordare, ma fammi provare, cazzo)
  • episiotomia (ma te la fanno sempre, che ti credi? – ma anche no…)
  • rooming in ospedaliero (e che fanno, te la lasciano lì tutto il tempo? e se tu sei stanca o stai male?-ma devo per forza stare male?)
  • durata della degenza ospedaliera (3 giorni? ai miei tempi ti tenevano una settimana!! e se sei stanca? – e che è, un ospedale o un albergo, dico io?)
  • quantità delle tutine acquistate – ne ha 10, spero nei regali degli amici altrimenti la vestirò di puro amore (ma non ne prendere troppeeee – e poi lei è la prima che impazzisce da Prenatal o che mi chiede se ho abbastanza bodyni o tutine o copertine o lenzuoline…)

Una contraddizione unica e un’ansia perenne. Ma come sempre, in tutte le cose che ho poi fatto nella mia vita, e nelle quali mi ha accompagnato mio marito, i fatti parleranno per me. Pazienza, è fatta così, che devo fare? Sto facendone solo il resoconto, visto che oramai siamo in dirittura d’arrivo e spero di non dover ritoccare gli argomenti summenzionati se non con un mio mutismo per reazione alla stanchezza psicologica che mi ha messo addosso…

Paradossalmente alla suocera sta tutto bene, miracolo…e allora sai che dico? Estiquaatzy!

ps questa non la condivido su facebook perché c’è mio padre, non sia mai leggesse, so che poi fa l’offesa, quando sono io ad essere stata offesa in tutto questo tempo…

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nov 09
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Eccomi come promesso con la recensione di questo libro. L’autrice è una dottoressa che vive in Australia e che vanta anni di esperienza nel campo.

Il libro è strutturato in modo da spiegare in modo scientifico ma critico le ultime fasi che precedono e seguono il parto nonché gli ultimi esami e tutto ciò che vi possono fare in ospedale, alternato alle sue ben 4 esperienze di parto in casa, in modo da avere un quadro totale delle due esperienze: il parto medicalizzato e il parto naturale.

Già solo il fatto di aver partorito 4 figli a distanza di anni in casa e aver allattato per 15 anni in totale mi ha fatto divorare i suoi racconti, fra i quali ce n’è uno aggiuntivo sulla “pratica” (a mio parere forse estrema ma condivisibilissima) della lotus birth, che però mi ha di fatto rasserenata e tranquillizzata sul fatto che in un parto di emergenza non devi correre a tagliare il cordone ombelicale come mostrano nei film, anzi, ci sono solo benefici nel rimanere attaccati per qualche minuto in più, o nel caso della lotus birth, ancora per giorni, alla placenta.

Viene spiegato come il nostro corpo produca un cocktail di ormoni atti alla nascita, come da migliaia di anni avviene, e di come alcune procedure mediche infieriscano su questi cocktail in modo negativo, ma con occhio critico e positivo su alcune procedure che possono anche salvare la vita alla madre o al figlio. Di certo la migliore delle ipotesi è di lasciar fare al nostro corpo e sopportare ahimè il dolore.

Un libro che avevo paura di leggere, ma che verso fine gravidanza, mi ha rasserenata ulteriormente sulle capacità del nostro corpo, di cui dobbiamo essere consapevoli.

Un’ottima lettura, consigliatissimo, magari a fine gravidanza appunto.

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